Piano superiore

LE STANZE SONO VISITABILI PRESSO LA “CHIESA NUOVA” PARROCCHIA DI SANTA MARIA IN VALLICELLA PREVIA PRENOTAZIONE

LA SCALA A CHIOCCIOLA
Una scala a chiocciola ci porta al piano superiore.
Dalle finestre s’intravedono il cortiletto interno, i tetti delle cappelle. nonché sui muri del cortile, lapidi funerarie d’antiche sepolture della Chiesa Nuova.
Queste scale sono legate ad un particolare episodio accaduto durante la Seconda Guerra Mondiale: un gruppo d’ebrei romani fu messo in salvo dai Filippini, che li nascosero in uno dei passaggi che si aprono su queste scale (la cereria), murando la porta d’ingresso per sviare le ricerche dei Nazisti.
Di notte, attraverso un’inferriata, fissata in maniera approssimativa alla finestra, essi potevano scendere, con l’aiuto di una scala a pioli nel cortiletto e nel corridoio sottostante per prender aria e sgranchirsi le gambe. Qui rimasero per diverso tempo finché non fu passato il pericolo.

IL CORRIDOIO D’ACCESSO
Al piano superiore uno stretto corridoio decorato da finte prospettive architettoniche e dalle figure allegoriche della Fortezza e della Carità, opera di Giuseppe Silvestri conduce all’anticamera e alla cappellina privata del santo.
Sopra il primo arco è posto il busto dell’oratoriano Beato Giovanni Giovenale Ancina.
Si accede all’anticamera attraverso una porta, sormontata dal busto di san Filippo e dall’iscrizione “Sacellum Sancti Philippi“.

L’ANTICAMERA DELLA STANZA DEL SANTO
Il primo ambiente è l’anticamera della stanza del santo. Essa con il suo altare al centro è, di fatto, una cappella ma conserva ricordi e reliquie del santo.
La volta dell’anticamera è affrescata con l’Estasi di san Filippo, dipinta da Pietro da Cortona nel 1636. Da notare la presenza, sulla sinistra, di un chierico con la barba ed un chierichetto che contravvenendo agli ordini di Filippo, aprono la porticina del piccolo oratorio per assistere all’estasi mistica di S. Filippo durante la celebrazione privata dell’Eucaristia.
Sull’altare è collocato il notissimo dipinto, realizzato da Guido Reni nel 1615, che ritrae San Filippo in contemplazione della Vergine, spostato nel 1774 dalla cappella del santo in chiesa.
Su un lato della stanza si può ammirare una sagoma lignea a colori di san Filippo che veniva esposta nel giardino di Villa Mattei in occasione della refezione della visita alle Sette Chiese per ricordarne sempre l’ideatore in sua assenza o dopo la morte.
Ai lati dell’altare, entro custodie vetrate, sono il letto e il confessionale di Filippo. Si noti la semplicità del lettuccio smontabile fatto da due panche che sostenevano quattro assi di legno ed un grezzo materasso.
Su un lato della Stanza, troviamo un antico pulpito proveniente da s. Giovanni dei Fiorentini.
Le pareti di questa stanza sono tappezzate da quadri e arazzi donati dai devoti del santo. Tra le opere di maggior rilievo un San Lorenzo; un San Michele e angeli con i simboli della Passione, bozzetto del dipinto da Pietro da Cortona nella sagrestia; un arazzo dei primi del sec. XVII sul tema della Assunzione della Vergine; un San Giovannino.

LA CAPPELLA DEL SANTO
A sinistra della porta è la croce di san Filippo: stringendola tra le mani, il Santo è passato al Padre.
Attraverso un portale marmoreo, sopra il quale è inserita l’iscrizione commemorativa della traslazione della cappella, si entra nell’oratorio del Santo.
Proprio all’interno del vano della porta è inserita la “porticella” originale della cappella di san Filippo, che possiamo vedere raffigurata nel dipinto della volta.
La cappellina privata di Filippo viene ricostruita pietra su pietra qui nel 1635; utilizzando tutti materiali originali preservati dall’ incendio e mantenendo fedelmente l’orientamento, la grandezza e la disposizione della stanza originaria.
Sull’altare è collocata una copia cinquecentesca della Madonna di S. Maria del Popolo.
Un tabernacolo del sec. XVII, in alabastro, argento e pietre dure, contiene alcune preziose reliquie del santo. Tra queste segnaliamo, il calice usato dal Santo (il cui bordo è segnato dall’impronta dei suoi denti a causa dell’intensità delle sue esperienze mistiche), gli occhiali e il rosario.
Sulle pareti sono allineati, senza un preciso ordine, quadri od oggetti artistici appartenuti al Santo o donati successivamente alla sua morte. Tra gli oggetti di maggior rilievo: un’antica maschera di cera tratta dal calco del volto di san Filippo; alcune riproduzioni di lettere autografe del santo; un bassorilievo con Madonna con Bambino, di scuola fiorentina, già attribuito a Donatello; un trittico bizantino; un rilievo marmoreo raffigurante il Sacrificio di Isacco, del sec. XVII; alcuni ritratti di S.
Filippo e di S. Carlo Borromeo; un rame raffigurante San Filippo nelle catacombe; la Madonna con Bambino e santa Martina.
Vicino all’ingresso, si trova il campanello con la cordicella, utilizzato dal santo per dire messa.
Tra gli altri oggetti particolari: la cazzuola e il martello in argento e avorio donati, in occasione della costruzione della Reggia di Caserta, dal re Carlo III di Borbone a Luigi Vanvitelli nel 1752, e da quest’ultimo offerti ai padri dell’Oratorio.
Ritornando nell’anticamera, una porticina conduce in un piccolo ambiente, già sacrestia, oggi adibito a reliquiario.
Tra le cose da ricordare, un dipinto ex-voto di Pier Leone Ghezzi raffigurante il cardinal Orsini, poi papa Benedetto XIII, quando, travolto da un terremoto a Benevento, è salvato da una preghiera a san Filippo, due piccole cassapanche appartenute a san Filippo, i cappelli dei cardinali Baronio e Tarugi.

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