Piano terra

LE STANZE SONO VISITABILI PRESSO LA “CHIESA NUOVA” PARROCCHIA DI SANTA MARIA IN VALLICELLA PREVIA PRENOTAZIONE

IL CORRIDOIO D’ACCESSO

Al piano terra, prendiamo a sinistra il corridoio decorato da prospettive architettoniche affrescate da ignoto del XVIII secolo che ci porta alla Camera Rossa e la Cappella Interna.
Questo corridoio fu costruito nel 1638 da Borromini per creare un passaggio coperto tra la zona della Sagrestia e la nuova ala.
Dalle finestre nel piccolo cortile, si vedono le cupolette delle cappelle del Santo.
Sulla porta d’ingresso è posta l’iscrizione “Introite In Atria Eius”, Entrate nei suoi atri (dal Salmo 96,8).

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LA “SALA ROSSA”
Il primo ambiente che incontriamo è la “Sala Rossa”.
Oggi, questa stanza è un piccolo museo dove sono raccolte preziose reliquie e ricordi legati alla vita del Santo che serve anche come anticamera per la cappella interna del santo.
Il colore rosso della tappezzeria è motivato dal fatto che, sin dai primi tempi, l’ambiente venne utilizzato come luogo dove i papi in visita si potevano cambiare e vestire dei paramenti sacri quando venivano a celebrare alla Chiesa Nuova.
L’attuale rivestimento è stato rinnovato nel 1945, a spese dell’allora Mons. Giovanni Battista Montini, il futuro Paolo VI, in occasione della propria Messa d’Argento.

GLI AFFRESCHI

Sulla volta, inseriti in una ricca trabeazione architettonica adorna di cariatidi e putti, vediamo una serie di affreschi con scene della vita di s. Filippo Neri, realizzate in gran parte da Niccolò Tornioli da Siena, nel 1643 e solo in parte completati nel 1652 da allievi di Pietro da Cortona.
Al centro della volta è l’affresco che narra l’Apparizione della Madonna a s. Filippo malato.
Dentro un medaglione ovale inquadrato da corone di alloro, è rappresentata la visione che S. Filippo ebbe di Maria S.ma nell’aprile 1594, durante una delle sue più gravi ricadute, che lo aveva portato sul punto di morte.
Nella sua stanza, Filippo è a letto, separato da una tenda dai suoi e da alcuni medici che lo vegliano. All’improvviso i presenti lo sentono gridare: «Ah, Madonna benedetta! Madonna mia santissima! O Vergine santa! Chi sono io per avere una Vostra Visita ?».
I discepoli allarmati accostano le cortine e vedono Filippo sollevato in aria con le mani verso l’alto e il volto trasfigurato.
Al tentativo dei suoi di soccorrerlo, egli dice: “Lasciatemi stare, non volete che io abbracci la Madonna che mi viene a visitare”. E passata l’estasi, dice: “Ora non ho più bisogno di voi, la Madonna mi ha guarito”. In effetti, egli si alza dal letto e riprende le sue occupazioni normali tra lo sbalordimento dei presenti.
Nei medaglioni ai lati, dipinti a chiaroscuro monocromatico, troviamo narrati quattro episodi della Vita del santo: Filippo vede la Madonna sorreggere la trave della chiesa in costruzione; S. Filippo esorcizza una donna; S. Filippo appare ad una monaca predicendone la morte; La Pentecoste di Filippo nelle catacombe di S. Sebastiano, eseguita da allievi di Pietro da Cortona.

I RITRATTI DEI PONTEFICI NELLA SALA ROSSA
San Filippo nel corso di circa sessanta anni della sua presenza a Roma (1535-1595) ha visto passare sul soglio pontificio ben 12 papi. Altri quattro Papi, dopo la morte di Filippo, si sono certamente occupati della sua canonizzazione avvenuta nel 1622. Altri pontefici nei secoli successivi hanno avuto particolare devozione per il nostro Santo.
Non è questo certo il luogo in cui approfondire il vasto tema delle relazioni di Filippo con i Pontefici del suo tempo. Quello che possiamo dire brevemente è che alcuni di questi hanno avuto con lui un rapporto di grande venerazione, stima e rispetto; altri hanno avuto un poco difficoltà a comprendere il valore veramente innovativo del suo apostolato e non ne hanno favorito l’operato.
Ad alcuni, egli ha addirittura profetizzato l’elezione al soglio. Altri lo hanno aiutato e sostenuto nella nascita della Congregazione e nel suo sviluppo o hanno contribuito alla sua canonizzazione.
Con tutti, dato il suo carattere, Filippo ha avuto sempre rapporti molto diretti e sinceri e questo emerge sia dalle sue biografie sia da alcuni cimeli epistolari qui conservati.
In questa stanza, sono conservati parecchi ritratti di papi, alcuni dei quali, conosciuti in vita, altri che ne sono stati devoti e fedeli ammiratori.
Sopra la porta d’ingresso: Clemente IX, (1667-1669).
Sulla parete di fronte: Paolo V (1605-1621) e Gregorio XV (1621-1623), due papi che hanno operato per la sua canonizzazione.
Sulla parete destra: Gregorio XIII (1572-1585), il papa che ha approvato la Congregazione ed ha affidato S. Maria in Vallicella alla stessa; Benedetto XIII (1724-1730), il papa che ha reso festa di precetto il giorno di S. Filippo e Sisto V Peretti; (1585-1590).
Sotto la finestra ovale: Leone XI (1605), il già Cardinale Alessandro de’Medici , discepolo e ammiratore di S.Filippo, che regnò solo 26 giorni uno dei più brevi pontificati della storia.
Sopra la teca-armadio: Innocenzo X Pamphili (1644-1655) in un quadro che ricorda il più famoso ritratto del Velazquez, oggi conservato alla Galleria Doria Pamphilj.
Con alcuni Papi, Filippo ha avuto rapporti di tale dimestichezza e familiarità, da sorprendere.
Un esempio: la lettera scritta da Filippo a papa Clemente VIII esposta sopra una delle vetrine.
Filippo si rivolge al Papa rimproverandolo di non essere mai venuto alla Chiesa Nuova a trovarlo, lui che invece ha visite frequenti di Gesù stesso nell’Eucaristia e di molti alti prelati. E con fare deciso, gli comanda di fare ammettere una giovane, figlia di un suo fedele, in un convento di Roma.
Il Papa di suo pugno gli risponde sulla stessa lettera, facendogli notare che Filippo gli sembra un poco troppo pieno di sè, vantando queste amicizie. Il papa ritiene di non doverlo venire a trovare, avendo Filippo, più volte, rifiutato la sua nomina a cardinale e, per la giovane, consiglia il nostro di rivolgersi alla superiora. Dopo questa curiosa schermaglia, il papa però con tono molto serio chiede a Filippo di pregare per lui e per la Chiesa.

L’ISCRIZIONE
Sulla parete di fronte all’ingresso, un’iscrizione marmorea ricorda l’introduzione della festa di precetto nella diocesi di Roma, il 26 maggio, giorno di s. Filippo Neri, stabilito da Benedetto XIII nel 1725.
Sul sarcofago ligneo è collocato il busto in argento del Neri, eseguito dall’orefice bolognese Pietro Zagnoni (1689).

LE RELIQUIE

Varie reliquie ed oggetti appartenuti a S. Filippo, sono conservate nella nicchia e nelle teche della stanza.
La nicchia contornata da una ricca mostra marmorea e chiusa da un’elegante imposta di legno traforata e dorata, contiene tre ripiani con diverse lettere ed autografi di Filippo.
Sulla parete verso l’ingresso troviamo un grande armadio a vetri del XIX secolo che, su tre piani, racchiude preziosi oggetti e reliquie.
Sul primo ripiano, al centro, troviamo una maschera in cera del volto del Santo realizzata dopo la sua morte.
A sinistra, la giubba bianca donata da S. Pio V a Filippo. Da notare che questo papa, provenendo dall’ordine domenicano, mantenne durante il suo pontificato il saio bianco dell’ordine, come vestito ordinario, iniziando cosi una consuetudine, che vede ancora oggi il bianco come il colore dei vestiti dei Pontefici. Filippo quando portava questi abiti spesso l’indossava in maniera stravagante proprio per allontanare da se ogni possibile vanagloria per doni cosi importanti.
Sul ripiano di mezzo sono conservati indumenti ed oggetti d’uso quotidiano del Santo.
Filippo si vestiva in modo molto semplice, spesso con abiti, non certo, nuovi ma sempre puliti ed ordinati. L’esperienza mistica della Pentecoste del 1544 aveva infiammato letteralmente, non solo il suo Spirito, ma anche il suo corpo.
Un calore insopprimibile veniva dal suo corpo, ed anche d’inverno, si poteva vedere girare Filippo vestito solo di una leggera camiciola. Considerate le ore che egli passava nel confessionale, egli dovette chiedere al Papa di essere dispensato dal portare la cotta, prevista dalle norme ecclesiastiche di allora, per non soffocare dal caldo. Il papa, conoscendo bene cosa passasse nel corpo di Filippo, concesse in via eccezionale quanto Filippo chiedeva.
Sul ripiano in basso, a sinistra, vediamo un tabernacolo in alabastro, con il volto di s. Giovanni Battista. Quest’oggetto è un particolarissimo trofeo di guerra preso da un marinaio veneziano, durante la battaglia di Lepanto (7 ottobre 1571), ad una galera turca, e successivamente donato alla Congregazione dei Filippini. La presenza dell’immagine di S. Giovanni in una nave musulmana non deve sorprendere in quanto l’Islam considera il Battista, insieme a Gesù, uno dei profeti inviati da Dio prima di Maometto.
In basso al centro, la cassa di velluto rosso che ha protetto le sue spoglie mortali nei primi tre secoli (vedi quanto si dirà al capitolo successivo).
In basso a destra un prezioso reliquiario.
Nelle altre teche più piccole della stanza, troviamo un armadio ed una cassapanca provenienti da S. Girolamo della Carità.
Sopra le teche e sopra il sarcofago sono esposte toccanti reliquie del santo, tra cui alcuni fazzoletti intrisi dal suo sangue.
La panca esposta è quella da dove, S. Filippo predicava i suoi sermoni ai primi discepoli dell’Oratorio nelle stanze di S. Girolamo.

LO STENDARDO
Sulla parete di sinistra, entrando, si può ammirare il grande stendardo con l’immagine di Filippo utilizzato il giorno della sua canonizzazione (12 marzo 1622).
In basso a sinistra, un’iscrizione, apposta successivamente, ricorda la miracolosa guarigione di un uomo che toccando lo stendardo di ritorno dalle celebrazioni nella Basilica di S. Pietro, riacquistò la vista.
Ancora di particolare rilievo in questa stanza sono il ritratto del cardinale Cesare Baronio, eseguito da Francesco Vanni (1605) ed il pavimento in cotto bicolore a scacchi romboidali attribuito al Borromini.

LE SEPOLTURE DI S. FILIPPO

Nella Stanza Rossa sono conservate diversi sarcofagi che hanno contenuto le sacre spoglie di S. Filippo Neri, per periodi più o meno lunghi.
Per inquadrare meglio tali memorie vale la pena fare un poco di cronistoria.
S. Filippo muore il 26 maggio 1595 nelle prime ore del mattino. In mattinata egli viene esposto in chiesa e per tre giorni un fiume di fedeli gli rende omaggio.
Quindi egli viene sepolto nella cripta comune destinata ai fratelli dell’Oratorio. Due cardinali, Alessandro Medici e Federico Borromeo, intervengono sulla Congregazione per far spostare il corpo di Filippo in un luogo più in vista ed aperto.
Cosi come emerge dai resoconti del Processo di canonizzazione, s’individua rapidamente a tal scopo un piccolo ambiente al termine della navata di destra, sopra la cappella dell’Assunzione , che viene adattato a sepolcro.
Il luogo, dal 1595 al 1602, diventa meta della devozione dei fedeli. Coperto di drappi, alle sue pareti sono appesi i primi ex voto. Il popolo non ha dubbi sulla santità di Filippo ancora prima della canonizzazione.
Nel 1599, Nero dei Neri, ricco fiorentino a Roma, offre di finanziare una cappella per ospitare in maniera degna il corpo di S. Filippo. Sin dall’inizio si prevede un progetto di grande ricchezza e nobiltà.
Nella prospettiva dello spostamento del Santo nella nuova cappella, la Congregazione decide una ricognizione del corpo. Questa avviene dal 7 al 13 marzo 1599.
Ci si accorge subito che la fretta con cui è avvenuta la prima sepoltura, ha arrecato parecchi danni.
La cassa di noce è rotta e l’umidità è penetrata in profondità distruggendo quasi completamente gli abiti. Sorprendentemente il corpo è trovato in buone condizioni, quasi che non fossero già passati quattro anni. Filippo allora è vestito con nuovi abiti sacerdotali ed una maschera d’argento viene posta sul suo viso. Premurosamente è così deposto dentro una nuova “cassa di cipresso ornata tutta di velluto cremisino“.
Il luogo della sepoltura viene bonificato e la cassa di velluto protetta da un’altra cassa di pioppo grezzo, è lì riposta, in attesa del completamento dei lavori della nuova Cappella.
I lavori iniziano nel 1600 e terminano dopo due anni. S. Filippo viene portato nella nuova cappella con una solenne e commovente liturgia.
La cassa di cipresso è posta in una cassa di noce foderata di broccato argento ed oro. Una cancellata di bronzo protegge la sepoltura sotto l’altare Cosi, il corpo del Santo riposa dal 1602 al 1635 sotto l’altare della cappella.
La cassa di noce foderata di broccato argento ed oro oggi si può intravedere all’interno del prezioso sarcofago ligneo con le stelle realizzato su disegno del Borromini al 1635, che ha contenuto e protetto per alcuni anni le due casse suddette.
Intorno al 1638 si registra il tentativo da parte di devoti d’altri parti d’Italia, in particolare di Napoli, di avere una parte del corpo del Santo. Personaggi illustri ed influenti riescono a convincere il papa stesso a favore di questa richiesta. Tuttavia il popolo romano dei fedeli di S. Filippo insorge e riesce ad evitare che il corpo di Filippo venga diviso.
Dopo questo episodio tuttavia, anche per evitare vandalismi o dissuadere ulteriori tentativi di divisione del corpo, la cassa di cipresso ornata tutta di velluto cremisino viene messa in un sarcofago di legno rivestito di lamine di ferro e ricoperto d’argento sotto l’altare della Cappella e qui rimane per 280 anni fino al 1922.
Nel 1922, in occasione del quarto centenario della canonizzazione del Santo, fatta una ulteriore ricognizione che ancora una volta sorprende tutti per l’eccezionale stato del corpo del Santo, si decide che il corpo di S. Filippo Neri possa rivedere la luce ed essere esposto, cosi come è, ai fedeli.
Viene preparata una preziosa teca di cristallo e bronzo. Il santo, posto nella sua nuova dimora, è portato tra ali di folla in processione per le vie del centro di Roma, fatto di per sè inimmaginabile in una città che, dalla presa di Roma del 1870 in poi, ha visto il Papa ed il mondo cattolico in un duro confronto con il nuovo stato italiano.
In questa teca oggi riposa S. Filippo Neri.

LA CAPPELLA INTERNA DI SAN FILIPPO
Attraverso un’elegante mostra d’accesso in marmo nero e venature bianche (attribuita al Borromini), entriamo nella Cappella Interna.
Questa, di fatto, è il prolungamento naturale della Cappella Esterna del Santo che si trova nella chiesa.
Il piccolo sacello aveva, in origine, dimensioni più anguste: proprio per rispondere alle nuove esigenze dei Padri, Borromini l’ingrandisce e ne modifica i preesistenti collegamenti con la Cappella esterna.
Giulio Donati, un facoltoso avvocato della Curia romana nel 1641 si offre di decorarla.
Sulla parete di sinistra entrando, protetta da una sottile maglia di ferro, troviamo parte della muratura della camera del Neri, di cui abbiamo già parlato. Lo ricorda in alto una scritta in latino che dice “Ex fragmentis cubiculi S. Philippi Nerii”.
Sulla parete di fronte all’ingresso, una nicchia decorata a stucco accoglie la sedia a braccioli preferita dal santo protetta oggi da una struttura di legno intagliato che aprendosi lascia intravedere il delicato cimelio.
L’altare, decorato da colonne è sovrastato da una elegante volta che s’innalza fino alla piccola cupola. Sotto l’altare, due ante apribili consentono la visione del corpo di s. Filippo sotto l’altare della Cappella Esterna.
Sull’altare, un’intensa Visione di s. Filippo Neri (1643) in preghiera, attribuita al Guercino. Sopra, una piccola immagine della Vergine di Cesare Gennai.
Sulle pareti laterali sono le due epigrafi dedicatorie della famiglia Donati, benefattrice.