Stanze

LE STANZE SONO VISITABILI PRESSO LA “CHIESA NUOVA” PARROCCHIA DI SANTA MARIA IN VALLICELLA PREVIA PRENOTAZIONE

LA STORIA DELLE STANZE DI FILIPPO ALLA CHIESA NUOVA
Il 22 novembre 1583, giorno di S. Cecilia, chi fosse passato per questa zona avrebbe assistito ad una singolare processione: un gruppo di preti che portano povere suppellettili e mobilio da S. Girolamo a Chiesa Nuova con in testa Filippo con una grande padella in mano. I romani del rione, compresi alcuni carcerati dalle finestre delle loro celle di Via Giulia, certo non mancarono di cogliere l’occasione per ridere alle spalle e farsi beffe di questo strano gruppo.
Non c‘era in Filippo il desiderio di farsi notare per le sue bizzarrie, quanto quello di umiliarsi di fronte a tutti, anche a costo di passare per uno non troppo sano di mente.
Questo suo comportamento si potrà riscontrare in tantissime occasioni nel corso della sua vita.
Nel convento Filippo si sceglie una zona appartata: due stanzette in alto, accessibili attraverso una ripida e buia scala che ha per corrimano una cordicella.
Due “stantiole”, come lui stesso le chiama, una per dormire e ricevere la gente ed una cappelletta privata per la celebrazione della S. Messa in privato. Le stanze sono disadorne ed il mobilio molto semplice e spartano.
Più in alto, si fa realizzare anche una loggetta per pregare in solitudine. Da lì può vedere il cielo di Roma, i tetti, le cupole ed il suo Gianicolo. Quante volte è andato da solo, o ha portato i ragazzi a passare liete ore piene di svaghi e della sua cura amorevole lassù a S. Onofrio, vicino alla quercia che lui ama tanto
Filippo vuole stare in alto, più vicino al cielo per pregare più intensamente per la salvezza di tanti uomini. Forse cerca di perpetuare quello che lui ha vissuto per tanti anni a S. Girolamo.
Certo ha 68 anni, la salute certo non l’aiuta, quante volte sembra sul punto di morire ma si riprende per la protezione di Maria S.ma e di Gesù. Qui mangia da solo le poche cose che si concede: una zuppa, un poco di pane, due uova ed un poco d’insalata, acqua e pochissimo vino annacquato. Scende in chiesa solo per celebrare e confessare. Ma la sua stanza è sempre aperta per chiunque abbia bisogno della sua guida spirituale, anche fino a tarda notte; lui dorme pochissimo.
Celebra la S. Messa nel suo piccolo oratorio, e qui, egli vive esperienze mistiche di altissima intensità. L’Eucaristia può durare diverse ore: al “Domine non sum dignus”, prima di comunicarsi al Corpo ed al Sangue di Cristo, fa spegnere le candele dell’altare e chiudere la finestra. Rimane così da solo, per ore, in adorazione, alla luce fioca di una candela. Per proteggere questi momenti, un cartello viene affisso sulla porticina con la scritta: ”Silenzio! Il padre dice messa”. In queste occasioni, ma anche in pubblico, molti fedeli (vedi le numerose testimonianze registrate nel
Processo di Canonizzazione) hanno visto Filippo sospeso in aria per rapimento estatico.
Alti prelati, povera gente, nobili, fratelli dell’Oratorio salgono e scendono con fatica quelle scalette, ma a nulla al mondo rinuncerebbero ad un incontro con padre Filippo.
Filippo vive a Chiesa Nuova in queste stanze per 12 anni ed esse vedono la sua nascita al cielo il 26 maggio 1595.
Subito dopo la sua morte, la camera, trasformata in cappella, diventa meta di visite continue di fedeli. Ancor prima della canonizzazione del santo, viene data l’autorizzazione ai sacerdoti di celebrare la S. Messa in questa cappella.
Purtroppo, nel 1620, un fuoco d’artificio lanciato da Castel S. Angelo, durante una festa, entra dalla finestra e produce un grave incendio. Nessuno se ne accorge in tempo e questo devasta le stanze. Si cerca di salvare il salvabile: una parte delle suppellettili non toccate dell’incendio sono portate in un luogo sicuro. Ma l’incendio ha ormai gravemente danneggiato la struttura delle mura, del pavimento e dei soffitti.
Intorno al 1634, sotto le crescenti esigenze della vita dell’Oratorio e della chiesa, la Congregazione da incarico al Borromini di sviluppare un articolato progetto d’espansione sul lato verso Monte Giordano .
Il progetto elaborato prevede, tra l’altro, l’abbattimento delle vecchie costruzioni che hanno servito da convento fino a quel momento. Così si pone il problema di cosa fare per salvare la memoria delle stanze di s. Filippo, ormai bruciate.
Dopo un lungo dibattito sul destino di quest’antica parte del convento, la Congregazione decide di abbattere la parte vecchia ma di salvaguardare quello che era rimasto delle stanze, spostandolo nella nuova costruzione.
Per la nuova collocazione, sono individuati alcuni ambienti sul lato sinistro dell’abside proprio a fianco e sopra la Cappella del Santo.
Al primo piano si decide di spostare e ricostruire il piccolo oratorio del santo; al pianterreno si porta una parte del muro della sua stanza.
Per completare ed integrare questi luoghi di devozione si creano due anticamere. Il pianterreno ed il primo piano poi sono raccordati da una scala a chiocciola; due nuovi corridoi permettono di accedere, al coperto, a questi ambienti.
Con questi lavori il nuovo assetto delle stanze di S. Filippo è completato cosi come lo possiamo vedere oggi.

LE STANZE DI S. FILIPPO OGGI
Sul grande e luminoso corridoio che dalla Sagrestia va al Giardino degli Aranci, si apre l’accesso alle Camere private di S. Filippo. Come abbiamo detto, queste stanze sono situate su due piani distinti raccordati tra loro da un’elegante scala a chiocciola progettata da Francesco Borromini.