16 marzo: Il miracolo di San Filippo

Ogni anno, il 16 marzo, Roma ricorda un avvenimento che, pur lontano nel tempo – accadde nel 1583 – conserva intatto il suo ricco significato e mostra la potenza della preghiera di P. Filippo e la sua affettuosa partecipazione alla vita dei penitenti che gli affidavano la cura della loro anima.

Il Processo canonico offre sull’evento la commossa testimonianze del Principe Fabrizio Massimo, fedele ed intimo discepolo di P. Filippo, e padre del giovane Paolo, a favore del quale l’intercessione di P. Filippo ottenne da Dio il miracolo che oggi si commemora.

Il ragazzo da sessantacinque giorni era malato e versava in grave pericolo di vita. Filippo lo visitava ogni giorno, ma non potè assistere Paolo negli ultimi istanti della sua vita, poichè stava celebrando la Messa quando lo avvertirono della fine imminente. Al suo arrivo in Casa Massimo il ragazzo già era spirato.

Filippo, commosso, si accostò al petto il corpo esanime di Paolo, gli mise una mano sulla fronte, e con il tremito soprannaturale che caratterizzava la sua preghiera, invocò Dio intensamente, per lo spazio di sette, otto minuti; quindi lo asperse con l’acqua benedetta, e ricominciò ad accostarselo al petto chiamandolo per nome.

Paolo riaprì gli occhi, parlò per alcuni minuti con P. Filippo, e stretto tra le sue braccia, dopo aver risposto con voce forte alla domanda del Santo che gli chiedeva se desiderasse andare in cielo a rivedere la mamma e le sorelle, si riaddormentò nel sonno della morte.

La commemorazione annuale del miracolo è appuntamento caro a molti Romani che frequentano, con altri visitatori, in questo giorno la camera del miracolo, trasformata in cappella.

 

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